Nel 2009 travaglio in vasca per l'8% delle donne Ad Alzano picchi fino al 15%. Un successo a Piario.
Relax, senso di benessere, un avvio alla vita meno traumatico per il neonato: è il parto in acqua, modalità che in Italia conserva ancora un'aura di eccezionalità, ma che con il passare degli anni sta prendendo sempre più piede. E che, per quanto riguarda l'Azienda ospedaliera «Bolognini» di Seriate (con gli ospedali di Seriate, Alzano e Piario in testa) segnala un trend in costante crescita. Questa possibilità offerta alle donne, una possibilità considerata vicina alla natura (il bimbo per nove mesi nel grembo materno ha vissuto in un ambiente liquido e il passaggio al mondo esterno è per lui meno traumatico e soprattutto una continuità, mentre per la neomamma i dolori del travaglio nell'acqua calda si attenuano, ci si rilassa di più, i tessuti subiscono meno traumi e, pur sotto costante controllo medico, si ha una dimensione più privata e intima) ha visto il suo debutto nei Paesi anglosassoni nel 1980, ma già dal 1989 ad Alzano Lombardo, all'ospedale «Pesenti Fenaroli», che fa parte dell'azienda ospedaliera Bolognini di Seriate, era consentito alle gestanti di scegliere di effettuare il travaglio e il parto in acqua: la scelta negli anni è stata poi allargata a Seriate, dove la struttura ospedaliera ha una sala parto apposita, di colore azzurro, e ha debuttato anche nel nuovissimo ospedale «Locatelli» di Piario. «L'area del parto del nuovo ospedale "Bolognini", unica nel suo genere nella provincia di Bergamo, vanta un blocco di cinque sale parto distinte e arredate di tutto punto per dare alle donne la possibilità di un travaglio e un parto in armonia con se stesse e con l'ambiente che le circonda. Tra queste, la sala azzurra è dedicata al travaglio e al parto in acqua, attrezzata con prodotti della più moderna tecnologia – sottolinea Massimo Ciammella, direttore dell'Unità operativa di Ginecologia e Ostetricia, Azienda ospedaliera «Bolognini» di Seriate – . Ovviamente, in qualsiasi momento, per le donne che hanno scelto l'acqua e che dovessero cambiare idea, è possibile uscire dalla vasca e continuare la fase del travaglio e quindi il parto in altre modalità. Certo, nella scelta, deve avere un ruolo importante il corso di accompagnamento alla nascita per mettere a fuoco tutte le possibilità, e tra queste va valutata anche quella di non avere le condizioni ottimali per poter partorire in acqua. Ma quando dal punto di vista medico non ci sono motivi ostativi, va ricordato che il parto in acqua non è solo una "filosofia", basti pensare che l'acqua può evitare di ricorrere a tecniche di analgesia non prive di rischi, perché anche se l'acqua non elimina il dolore, certo crea condizioni di rilassamento fisico e mentale, riducendone la percezione. L'immersione nel liquido durante il travaglio e non solo al momento del parto, dà sollievo e sensazione di leggerezza, rilassa i muscoli e facilita la scelta di posizioni più comode».
E tutte queste variabili, è evidente dalle cifre, per le donne sono sempre più importanti. A Seriate, per esempio, il trend della scelta del parto in acqua è in costante crescita. E se nel 2009 su 1.893 parti ( di questi 400 cesarei) il 7-8% delle gravide ha optato per il travaglio in acqua e la metà di queste ha anche partorito in vasca. E nel valutare i numeri, spiegano da Seriate, va tenuto conto del fatto che questo ospedale è arrivato fra gli ultimi in ordine cronologico ad adottare il parto in acqua. Tant'è che ad Alzano le proporzioni sono ancora più elevate. Nel 2009, infatti al «Pesenti Fenaroli» di Alzano, sono stati 1.145 i parti (di questi 11 bigemini), il 15% di travagli (ovvero 766) sono stati in vasca, mentre si è arrivati al parto in acqua nel 10% del totale dei casi (per la precisione 505 le nascite in acqua). Numeri che segnalano ulteriormente una preferenza crescente tra le donne bergamasche per il parto in acqua sono quelli che arrivano dal neo ospedale «Locatelli» di Piario; nel 2009, con undici mesi di attività effettiva, sono stati 464 i parti (di questi 7 con nascite gemellari), e 88 sono state le gestanti che hanno trascorso il travaglio in vasca (la metà di queste ha partorito in acqua). «Un terzo delle donne che vengono a partorire qui – sottolinea Maurizio Algeri, direttore reparto Ginecologia e Ostetricia di Piario – decide di utilizzare la vasca che abbiamo a disposizione per il travaglio; la metà poi partorisce in acqua». E da Alzano, aggiunge Silvia Von Wunster, direttore di Ostetricia-Ginecologia: «Nell'ambito di una conduzione non medicalizzata del travaglio di parto, offriamo dal 1989 la possibilità di travagliare e partorire in acqua. Si ricorda comunque che il parto in acqua dovrebbe rappresentare per la donna un percorso costruito già durante la gravidanza, anche con le relative informazioni sulla sicurezza e sui vantaggi, non solo psicologici».
Fonte: L'Eco di Bergamo, articolo di Carmen Tancredi, 4 giugno 2010, pagina 27